Quando nel marzo 2013 Amazon comprò per 150 milioni di dollari Goodreads, il social network dedicato ai libri (all’epoca frequentato da circa 16 milioni di utenti, oggi oltre 40), era di certo già presente nei diabolici piani di Jeff Bezos la diffusione di Amazon Publishing nei principali paesi europei. Il turno dell’Italia è arrivato qualche giorno fa, con l’annuncio di sei titoli tradotti, disponibili in versione ebook e cartacea per conto di AmazonCrossing Italia. Per la prima volta, il colosso dell’e-commerce traduce nella nostra lingua una scelta di romanzi e li mette in vendita con il proprio marchio.

“Tra le nostre prime uscite in italiano c’è il thriller ‘Non ho paura del buio’ di Robert Dugoni, che ha ottenuto oltre 8 mila recensioni positive”, spiega Alessandra Tavella, referente per l’Italia della divisione Amazon Publishing. Ed ecco spiegato in poche parole il perché di Goodreads: per la prima volta nella storia, un editore ha la piena capacità di minimizzare il suo – altrimenti altissimo – rischio d’impresa. I dati non visibili pubblicamente sui nuovi trend di lettura, sulle recensioni più votate, sui consigli di lettura, sui gruppi più visitati, sui generi più discussi, sono oro per un editore. Amazon lo sa meglio di chiunque altro.

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Sede di Phoenix. Photo: Ariel Zambelich/WIRED

Ma le novità non finiscono qui. Al salone del libro di Francoforte, Amazon ha annunciato che investirà dieci milioni di dollari in AmazonCrossing e che entro la fine del 2015 saranno pubblicati 77 titoli solo negli Stati Uniti. Ora, dato che i libri in questione hanno prezzi più bassi della media e vengono comprati principalmente in formato elettronico, AmazonCrossing è già diventata la casa editrice americana che pubblica più libri in lingua straniera in America. Per festeggiare, la ciliegina sulla torta: a Seattle è stata inaugurata la prima libreria fisica.

L’industria editoriale – diceva tanti anni fa il leggendario agente letterario Erich Linder – è l’anti-industria per eccellenza perché è “l’unica, o quasi l’unica, nella quale in pratica non esiste il rapporto fra il produttore (l’editore) e il consumatore (il lettore)”. Le cose cambiano, anche nel mondo dei libri.

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