Se ti sei fatto la domanda “Dobbiamo ancora festeggiare la giornata della donna?” forse non hai mai aperto i social negli ultimi anni.
La Festa della Donna è nata agli inizi del ‘900 per ricordare sia le conquiste sociali, economiche e politiche, sia le discriminazioni e le violenze di cui le donne sono state e sono ancora oggetto.

I numeri contano: l’impatto globale dell’#InternationalWomensDay

La Festa della Donna è una giornata importante anche per i brand nazionali e internazionali, che vogliono essere presenti per onorare al meglio la causa. Le pagine di tutto il mondo, infatti, si uniranno sotto un hashtag universale: #InternationalWomensDay.
Questo, nel 2018, ha fatto registrare su Instagram più di 100 mila post e una reach di 2.6 miliardi.
Anche in Italia i numeri evidenziano una viralità potente: su Twitter l’hashtag #8marzo ha raccolto oltre 70.000 menzioni ed è stato quello che ha coinvolto maggiormente gli utenti, seguito da #FestaDellaDonna, con oltre 13.500 menzioni.

L’8 Marzo è sicuramente uno degli avvenimenti più importanti nel mondo digital, sia per il potere dei numeri, sia per l’impatto che le campagne possono avere a livello globale, essendo un tematica sempre attuale ed essenziale. È quindi necessario essere davvero presenti, mettendo in campo il proprio sostegno alla causa e passando da una strategia di comunicazione ad un impegno concreto.

Brand positioning improntato al valore: le social campaign durante la Festa della Donna

Infatti in questi anni, le offese dei leoni da tastiera hanno preso di di mira soprattutto le donne. Lo dimostra il dato riportato da Vox Diritti: nel 2018 su Twitter in Italia, la categoria che ha ricevuto più insulti è proprio quella della donna, seguita da insulti legati a temi quali omofobia e immigrazione.
Per un totale allarmante: 743mila tweet riguardo le donne, di cui 326mila le offese e gli insulti che si sono susseguiti in quest’ultimo anno.

Anche per questo motivo, sono molte le pubblicità e le social campaign che in questi anni hanno cercato di “esserci” per la festa della donna e per le donne, veicolando un messaggio educativo, emozionale nel tentativo di abbattere gli stereotipi più comuni. Scegliere di esporsi in questa giornata può essere sicuramente rischioso per un brand, considerando il possibile esito negativo dell’iniziativa.

Strategie di comunicazione a confronto

Come è successo a Gillette, che ha deciso di spingersi contro la “toxic masculinity” e sostenere il movimento #MeToo con un video diventato subito virale che, insieme a diversi apprezzamenti, ha registrato un sentiment prevalentemente negativo proprio da parte del pubblico maschile di riferimento del brand. Ha ricevuto infatti quasi 1 milione e mezzo di Dislike su YouTube (a fronte della metà di Like) e si stima che, nella prima settimana dopo il lancio, si sia verificato un significativo calo di vendite.
Nella pubblicità non vediamo creme o rasoi, ma immagini di una mascolinità tossica, scene di molestie e abusi nei confronti delle donne. Uno spot pro-umanità che ha avuto il coraggio di parlare al proprio pubblico, quasi totalmente maschile, in modo femminista, per rinnovare la propria immagine ed esortare gli uomini ad avere atteggiamenti più positivi e meno sessisti nei confronti delle donne, con l’obiettivo di puntare ad un futuro auspicabile e a dare un modello positivo agli occhi dei bambini di oggi, gli uomini del futuro.

Un riscontro totalmente positivo e inaspettato, di cui si parla ancora tanto, è invece la statua della Fearless Girl presente davanti ai palazzi di Wall Street. A oggi, la bambina senza paura è diventata una vera e propria attrazione turistica a New York, mentre sui social network i post dedicati hanno raggiunto cifre impressionanti. Su Twitter, dopo 12 settimane dalla sua comparsa, per la festa della donna del 2017, i tweet a riguardo hanno toccato i quattro miliardi di visualizzazioni, mentre le foto su Instagram i 700 milioni. L’obiettivo era quello di ricordare quanto ancora sia ostacolata, la presenza femminile nel settore della finanza e nelle posizioni dirigenziali.

È fondamentale infatti essere dediti a questa “causa”, avere qualcosa da raccontare e insegnare: una campagna priva di questi obiettivi non potrà che trasformarsi in un buco nell’acqua, o in un RTM da calendario qualsiasi.

Una social campaign per diffondere messaggi positivi: ecco perchè scegliere di rischiare, soprattutto alla Festa della Donna

Se parlare di donne sui social è così delicato perché quindi rischiare? Perché abbiamo in mano il potere di utilizzare gli strumenti di comunicazione e possiamo sfruttarli per diffondere messaggi positivi, assumersi il rischio di diventare virali, anche se inizialmente può essere visto in modo negativo, con idee che educhino l’ignoranza e combattano il sentimento di hate speech, di sessismo e bullismo, ormai diventato una “moda” senza senso e sempre più difficile da contenere. E se la Festa della Donna è un momento dove la sensibilità generale è più alta su questi temi, è giusto sfruttarlo per definire il brand positioning su valori e posizioni ben chiari. Non si tratta di genere, ma semplicemente di essere umani.