Influencer marketing: c’è a chi piace… nano.

L’influencer marketing, ormai da qualche anno (ne avevamo parlato qui in relazione all’introduzione delle Instagram Stories), è uno dei trend più affermati nel campo del social advertising, soprattutto per quanto riguarda Instagram.

Brand e agenzie, finora, hanno fatto la fila per assicurarsi gli influencer con più follower per le proprie strategie pubblicitarie, conosciuti come mega influencer (profili con oltre 500mila follower). Ma l’alto costo di investimento (si parla di centinaia di migliaia di dollari a pubblicazione) e la saturazione che si inizia a percepire a questi “piani alti” fanno pensare che il 2019 sarà finalmente l’anno di uno shift di attenzione. A beneficiarne potrebbe essere un’altra tipologia di account: quella dei cosiddetti nano influencer, utenti con un numero di follower variabile tra i 1.000 (ma anche meno) e i 10 mila, ultimo gradino nella gerarchia social, alle spalle dei micro influencer  (da 10 a 100 mila follower).

Quali sono i vantaggi di questa strategia?

Innanzitutto, questi (ex?) anti-eroi di Instagram fanno della credibilità e della persuasione la loro forza. Pur non essendo famosi e non avendo mai lavorato in modo professionale con i social media, sono “naturalmente” molto bravi nella creazione di contenuti. Inoltre, sono abilissimi a coinvolgere il pubblico che li segue (secondo una stima, arriverebbero a toccare attivamente fino all’8,7% dei loro seguaci, rispetto a circa il 1,7% di quelli delle super celebrità). I loro follower, proprio perché li percepiscono come persone “comuni”, hanno verso di loro una fiducia vera e genuina. Ne ascoltano i consigli perché realmente interessati a quella nicchia di contenuti (e di mercato) in cui i nano influencer sono posizionati. E si sentono più vicini a loro che al lifestyle ostentato dagli influencer a sei zeri. Infatti, come ha raccontato una nano influencer al New York Times: “È come se uno dei tuoi amici ti parlasse di quanto funziona un nuovo shampoo o un nuovo prodotto per la cura della pelle. Solo che invece di dirlo durante l’aperitivo, lo diciamo su Instagram.”

In secondo luogo, le persone “normali” sono più facili da gestire rispetto ai vip. Il loro coinvolgimento non prevede costi folli (spesso può bastare una micro-fee o anche un kit di prodotti omaggio) . E generalmente questi utenti, inorgogliti dall’essere presi in considerazione da un brand che li sceglie come propri ambassador, si sentono coinvolti con sincerità nel promuoverne i prodotti.

Infine, i nano influencer sono anche più facili da contattare. Quasi sempre è sufficiente un Direct su Instagram o una email, senza passare attraverso intermediari o trattative contrattuali. E nel giro di poco tempo la collaborazione è pronta a partire.

In conclusione, per l’influencer marketing il 2019 potrebbe essere l’anno in cui si concretizzerà la profezia di Andy Warhol sui “15 minuti di celebrità”. Ma, forse, declinati all’opposto: con il successo dei nano influencer, “tutti saremo anonimi per 15 minuti” (o, almeno, per il tempo di una foto su Instagram).

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