L’altra sera seduta sul divano davanti alla tv ho iniziato a riflettere sulla connessione tra la televisione e Twitter: ormai live twitting, hashtag che compaiono all’interno degli spot televisivi e conduttori che cercano di prendere dimestichezza con il linguaggio di Twitter, dimostrano che c’è un legame consolidato tra questi due media. Basti pensare al record di tweet dell’ultimo Superbowl (oltre 30.600.000) che, anche grazie al lungo blackout, è diventato uno degli eventi più social di sempre. Da qui nasce una domanda: qual è il futuro della social tv?

Risale appena allo scorso dicembre, infatti, l’annuncio di una partnership esclusiva con Nielsen volta a creare il Nielsen Twitter TV Rating, un nuovo standard di misurazione del successo social di un programma televisivo che si basa interamente sui dati di Twitter.

Oltre a capire in quanti guardano un determinato programma, l’obiettivo è quello di capire il livello di interazione che quel programma genera negli spettatori.
Ma la piattaforma di microblogging sembra decisa a rivoluzionare completamente il modo di usufruire dei contenuti televisivi, in particolare degli spot. Il prossimo obiettivo è quello di unire l’aspetto pubblicitario televisivo con quello sociale: Twitter ha acquisito Bluefin Labs, una delle principali società di misurazione degli ascolti televisivi e dell’interazione con i social network.

Questo nuovo strumento analizza i programmi televisivi e le conversazioni, individua i tweet legati agli show e, di conseguenza, deduce quali spot le persone hanno visto.

Se fino a ieri lo spot televisivo iniziava e finiva in televisione, da oggi la “storia” dello spot può continuare e vivere in una conversazione. Grazie ai social media, lo spot è diventato una parte di qualcosa di più ampio: è un elemento di una conversazione condivisa, tra brand e persone.

 

 

Queste funzioni sono, almeno per il momento, una prerogativa degli Stati Uniti. Chissà se anche in Italia, dopo l’ormai conslidato arrivo del twitter marketing, si riuscirà a sfruttare anche questa preziosa opportunità. È vero, si tratta ancora di una soluzione sperimentale ma credo che si stia andando verso un nuovo modo di concepire i media nel loro complesso: non possiamo più considerarli come mezzi separati o trasversalmente interagenti, dobbiamo capire tutti i mezzi di comunicazione, televisione compresa, sono parte di un nuovo ecosistema di media che si involvono l’uno nell’altro e che genereranno un nuovo modo di comunicare le marche.

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