Oggi più che mai, guadagnarsi un posto nella memoria delle persone è un’impresa ardua.

Non bastano né il tormentone in TV né la campagna ‘super-simpa’ sui social: servono anche strategia, metodo e un pizzico di follia creativa.

E poi? Beh, un gran bel payoff.

Il primo passo è crederci

“Nah, tanto nei banner è illeggibile. Legarmi a un singolo messaggio non fa per il mio brand. E se domani volessi vendere altro?”: possono essere molti e differenti i dubbi che assalgono ogni giorno i clienti, in Italia come all’estero.

La risposta a tutte le perplessità è fortunatamente però sempre la medesima: osare. Sì, occorre compiere il prima possibile un passo deciso verso testa – e cuore – del consumatore, coniugando il brand con l’immagine che vogliamo trasmetterne.

Perché il tempo passa e un marchio si arricchisce sempre più di significato, lanciando messaggi sia espliciti sia impliciti, che costruiscono giorno dopo giorno le fondamenta della percezione di marca. Presente e futura.

Una guida di poche parole

Il giusto payoff è fondamentale per indirizzare questo processo, divenendo una sorta di guida virtuale nell’immaginario collettivo di chi, ad esempio, davanti allo scaffale di un supermercato si troverà a decidere se afferrare il vostro prodotto oppure quello a fianco, magari con un prezzo minore.

Come ‘pilotare’ quindi la sua mano e far sì che scelga il vostro prodotto, forse anche più caro della concorrenza, e lo metta nel carrello? Aumentando la brand awareness, ad esempio. E come si accresce questo ricordo del brand? Utilizzando un payoff.

Poche parole, ma ben misurate. Come già diceva Nanni Moretti, i copywriter di IAKI lo sanno (leggete qui), e voi ora sapete che potrete sempre contare sul loro know-how.

La ricetta perfetta (non) esiste

La ricetta del payoff perfetto non esiste, ma alcuni ingredienti per identificarne uno memorabile, sì. Facciamo qualche esempio pratico:

  • OCCHI CHIUSI!

Chiudete gli occhi e chiedetevi quali sono i valori che hanno costruito il successo della vostra azienda. Non barate, eh.

  • SINTESI

Dite meno, ma ditelo meglio. Questa regola varrebbe anche per il restante 99,99% della comunicazione, ma questa è un’altra storia…

  • SEMPLICE È MEGLIO

L’attenzione va catturata in pochi secondi, meglio essere brevi, chiari, diretti. In fondo, un payoff non va interpretato, va sposato.

  • SOLO LA VERITÀ

Per fortuna l’onestà è ancora un valore: mai ingannare il consumatore, oppure non lo riconquisterete più.

  • SONORITÀ

Ditelo ad alta voce, se il payoff suona male allora non è la soluzione migliore. E c’è sempre una soluzione migliore.

Un ultimo consiglio? Non improvvisate e ricordatevi queste parole: “Se credi che un professionista ti costi troppo è perché non hai idea di quanto ti costerà alla fine un incompetente”. Ultimissimo consiglio? Venite a trovarci in IAKI.

Commenti

commenti

Case History Correlate