Nonostante io di mestiere faccia il copywriter, non ho scritto tanti spot per la radio.
Infatti, penso che non ne siano andati in onda più di sei.
Di tutti questi, l’unico di cui sono certo del successo è quello che abbiamo scritto per Zucca. Non è che a me piaccia più degli altri, ma nel corso dei mesi abbiamo notato che tante persone su internet avevano iniziato ad usare una frase dello spot (Sei solo oliva e ombrellino) per insultarsi amichevolmente e prendersi in giro. Oggi lo spot ha 40mila visite senza che nessuno spendesse un soldo per quel traffico, e per fortuna il fenomeno è ancora documentato qui.
Sulla base di quell’apprezzamento abbiamo preso molte decisioni successive, sia sulla pianificazione degli altri spot, sia sul progetto di Zucca in generale.

Mentre mi interrogavo sulle implicazioni culturali di questo fenomeno ho scoperto una cosa guardando la tele.
ABC manda in onda Once Upon Time, una serie tv prodotta da Disney che mi ha consigliato di vedere una nuova collega: gli scrittori della serie, ogni giorno dopo la diretta, si mettono attorno a un tavolo con tutti i tweet che sono riusciti a raccogliere sull’argomento e si fanno un bell’esame di coscienza e di social media strategy.

Will Wright ha creato The Sims, il videogioco di successo più amato dalle ragazze di tutto il mondo. Ogni tre mesi il suo studio, la Maxwell, rilasciava un’espansione a pagamento di 30 $ che conteneva aggiornamenti del gioco. Recentemente Wright ha dichiarato che la maggior parte di quei contenuti venivano sviluppati a partire da quello che le giocatrici scrivevano nei forum e nelle community dedicate a the Sims.

Reagire e misurare la propria offerta col feedback online non è sempre una storia di successo. A volte è anche un buona social media strategy per sopravvivere a un clamoroso FAIL. La Bioware ad esempio ha chiuso la sua epica saga spaziale in tre parti, Mass Effect, con uno dei finali più villipesi della storia dei videogiochi. Ma nell’arco di due mesi aveva sviluppato una patch rettificandolo: adesso almeno una parte di quelle persone che ora li odiano non sta più progettando di travolgere il gatto della producer con la propria auto.

Questo scenario apre interrogativi importanti sull’arte e l’autonomia artistica, in un mondo in cui il successo è sempre più influenzato dal feedback positivo o negativo. Fortunatamente io faccio il pubblicitario e quindi il problema dell’autonomia artistica l’ho risolto alla radice, scrivendo delle cose che fanno vendere di più.

(Anche questo post è stato scritto raccogliendo feedback in tempo reale, infatti ho tolto i punti in cui Gaël, leggendo, ha scosso la testa sconsolato).

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