Meta e Facebook, cosa sta succedendo?

IAKI - | 15/05/2019
Dopo l’ultima F8, Facebook non sarà più lo stesso. O, per dirla alla maniera di Mark Zuckerberg, sarà al 100% sé stesso: una piattaforma per «connettere le persone tra loro», sempre più sicura nel difendere la privacy degli utenti e affidabile nell’utilizzo.
«Il futuro è privato» sarà infatti il motto che guiderà tutto l’universo social che fa capo a Facebook.
Ed è proprio “Privacy” la parola con cui si è aperta la conferenza. Se tutto andrà come annunciato, siamo di fronte ad un momento di passaggio di consegna tra le prime due epoche social: si chiude l’era della condivisione e della sovraesposzione, per lasciare spazio a quella delle conversazioni private tra utenti.
Sono tante le novità annunciate all’F8, ma che effetti avranno sulle strategie social messe in campo dai brand? Ecco le nostre previsioni.
Fino a pochi anni fa, il Newsfeed rappresentava “l’esperienza social” per definizione, il sistema principale con cui gli utenti potevano dialogare, scoprire e condividere contenuti o informarsi su ciò che stava succedendo ai loro amici.
Oggi, è evidente invece quale sia il trend dominante nell’uso da parte degli utenti: conversazioni e condivisioni di contenuti in spazi privati. Questa nuova modalità di “stare sui social” si lega a un modo di pubblicare meno strutturato, non pianificato né permanente, ma molto più frequente. Emblematico è il successo che negli ultimi anni ha ottenuto il formato “Storia” (da Snapchat, a Instagram, a WhatsApp). Ma anche la velocissima crescita di TikTok, in cui la condivisione “random” è uno degli elementi distintivi.
La condivisione in spazi privati (gruppi, chat, Storie) sta insomma diventando un comportamento fondamentale a livello social. E sempre più profondo: la direzione finale sarà quella di considerare l’universo Facebook come un ambiente per sviluppare community, tanto quanto oggi lo conosciamo come un luogo per condividere esperienze. E al centro di tutto questo: i gruppi, come un vero principio organizzativo di tutto l’ecosistema social, andando a privilegiare la privacy.
Se fino ad ora ha prevalso l’omologazione social, gli utenti si stanno sensibilizzando sempre di più al tema della privacy e alla comunicazione one-to-one, perdendo interesse nel sovraesporre le loro vite. I piccoli gruppi tutelano di più le persone e consentono di creare un ambiente familiare per esprimersi liberamente, senza timore di reazioni negative o flame umilianti. Pensate alla differenza che c’è tra dire la vostra opinione, ad alta voce, in mezzo a una piazza affollata e dirla tra le mura accoglienti di un salotto conosciuto. Bene: è esattamente questa la metafora usata da Zuckerberg stesso.
Questo è ciò che avverrà dal punto di vista degli utenti. Ma per per le pagine aziendali, che pubblicano i loro post nel Newsfeed, il ridimensionamento di quest’ultimo significherà una tragedia per la loro comunicazione sui social network?
La risposta è NO, almeno per i brand che saranno pronti a superare gli schemi già rodati e ad adeguarsi alla nuova situazione. Sviluppare contenuti specifici ed esperienze pensati per nicchie e piccoli gruppi di interesse è un passo fondamentale, che può avvenire solo grazie a uno studio delle community di riferimento, dei loro interessi e dei canali che utilizzano. Il risultato vale però lo sforzo: questi spazi di condivisone di interessi e passioni assicurano un grado decisamente maggiore di engagement per i contenuti che vi circolano. E dunque più ritorno in termini di coinvolgimento e conversione per i brand che sanno veicolarli.
Una volta in più, ecco la prova dell’importanza di presidiare questi spazi e sviluppare contenuti e strategie ad hoc per essi (ne abbiamo parlato qui).
Per i brand, questi cambiamenti dovranno spronare un’evoluzione sui modi di sviluppare una relazione con le persone. Prima di tutto, a cambiare dovrà essere l’approccio: soprattutto nei gruppi più piccoli: è importante che ciò che viene proposto sia di valore per le persone, sia a livello personale che di community.
La grande sfida per le aziende sarà, da un lato, quella di creare beni, prodotti e contenuti sempre più personalizzati in base alle caratteristiche del destinatario, individuato da criteri di profilazione più sofisticati.
Dall’altro, ancora meglio se la comunicazione del brand riuscirà a catturare l’attenzione di tutto il gruppo, andando a toccare interessi comuni. Fornire un contenuto in esclusiva (o in anteprima) o permettere di vivere una versione diversa di un’esperienza comune possono essere soluzioni vincenti, spingendo gli utenti a considerare l’iscrizione al gruppo un valore aggiunto all’esperienza offerta dal brand.
È fondamentale infine evidenziare che il “ripiegamento” di Facebook sulla privacy non significa affatto che questi spazi privati rimaranno chiusi a comunicazioni aziendali e inserzioni pubblicitarie, anzi. Gli strumenti di WhatsApp per le aziende presentati alla F8, nonché le recenti modalità di acquisto su Instagram e le sperimentazioni sul trasferimento di denaro via chat, rivelano come Zuckerberg voglia permettere alla pubblicità e al commercio di entrare nella sfera privata degli utenti. Una decisone che dovrà spronare aziende e marketers a trovare nuove e creative soluzioni per un contatto continuo e sempre più personalizzato con gli utenti, simile a quello che abbiamo ogni giorno con i nostri amici.

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